venerdì 15 ottobre 2010

DOOBIES IN ITALY



Milano, Alcatraz, ieri sera.
Finalmente. Era un pezzo che volevo vederli all'opera, dopo che anni fa il tour fu cancellato, ancora non so perchè...
e sono stato piacevolmente sorpreso dalla verve che ancora anima questi californiani vintage. mi mettono sempre allegria, con la loro miscela di rock elettrico, acustico country e southern, le melodie azzeccatissime. figli di quella California solare e spensierata ma non oberata di glamour che è San Jose, poco a sud di S.francisco, hanno snocciolato con estrema naturalezza i classici del loro repertorio (e anche qualche pezzo nuovo, tutt'altro che disprezzabile), cioè esattamente quello per cui ero venuto a vederli nella loro prima (!) data italiana.
ci siamo divertiti e, cosa altrettanto importante, si sono divertiti (per me i sorrisi sul palco sono sempre graditissimi). simpatico anche il quadretto famigliare sul finale (Listen To The Music) con Pat Simmons affiancato dal figlio Pat Jr.
nota: il mio nome sul biglietto autografato da Simmons è sbagliato, perchè l'amica che se l'è fatto fare ha sbagliato lo spelling! (ma del resto questa cosa lo rende unico...)

giovedì 14 ottobre 2010

A PLACE FOR THOUGHTS - REVAMPED

Penso che:
non guardare più la tv mi stia facendo un gran bene
la mini abbia definitivamente soppiantato la golf come auto ufficiale della testa di cazzo viziata (agli eventuali possessori: il sillogismo funziona solo in un senso, non sentitevi tirati in ballo per forza)
chi oggi ha acceso i riscaldamenti andrebbe punito corporalmente
la HBO abbia in assoluto i migliori telefilm in giro oggi
la NIKE abbia a tutti gli effetti vinto la guerra del vietnam
stasera i Doobie Brothers faranno un gran concerto (se no li picchio)

lunedì 20 settembre 2010

FORGOTTEN SONGS - SPOCK'S BEARD



l prog è un genere in cui molti, anzi troppi, si prendono troppo sul serio. non solo fra musicisti, ma anche e soprattutto fra fruitori (ne ho anche già fatto un accenno su queste pagine), in tanti, anzi troppi, si sentono "in missione per conto di dio" (senza l'accezione ironica dei fratelli Blues), o, per usare un'espressione dei nostri lugubri tempi "unti dal signore" (per usarne una mia, semplicemente untuosi). allorquando questi 5 californiani uscirono alla ribalta, l'indignazione di questi intellettualoidi in piena fase anale ritentiva (leggasi "de coccio") non potè altro che salire alle stelle; perchè erano californiani (fossero stati moldavi o azeri si sarebbe gridato al genio, ne sono sicuro), perchè erano in ritardo di un ventennio abbondante sul prog classico (non è colpa loro, a meno che non la si voglia far diventare tale), ma soprattutto, a parer mio, per il modo scanzonato (permettendosi peraltro, caso abbastanza raro se non unico nel genere, di sparare qualche "fuck you" nei testi!)con cui scorazzavano fra accenni a Yes o Gentle Giant, ma anche Kansas e Beatles, ben consci che i vari accenni fossero riconoscibili, ma preoccupati solo di suonare quello che loro piaceva. e questo in un mondo tiranneggiato dalla musoneria isterica dei kingcrimsoniani o dei seguaci di Thom Yorke (i Radiohead, a torto o meno, sono considerati un gruppo prog...boh!), dalle visioni apocalittiche dei gabrielliani, o anche dall'invadenza della militanza politica, non è cosa!
vista l'avversione dello zoccolo duro, non potevano che risultarmi simpatici. a capitanare la band il carismatico e simpatico Neal Morse (voce, tastiere e chitarra, compositore principale), accompagnato dal fratello Alan (chitarra e cori), Dave Meros al basso (sessionman piuttosto richiesto soprattutto in ambito rock-blues), il tastierista Ryo Okumoto (altro sessionman con innumerevoli collaborazioni, e un vero tamaro in versione live!) e il talentuoso batterista-corista Nick D'Virgilio (il più titolato della band, con nel carnet Genesis, Tears For Fears, l'ex Zappa Mike Keanally e ultimamente Fates Warning). vanno avanti con questa formazione per 6 album, fino a quando Neal non viene folgorato sulla via di Damasco (credo si tratti di Damascus, VA, nel senso di Virginia, non Varese), e abbandona la band per diventare un born-again-christian (setta-morbo che ha fatto parecchie vittime illustri negli ultimi 20 anni, no per tutti George W. Bush Jr). continua da solo con la consueta verve compositiva, che risulta però un po' troppo condizionata dagli argomenti trattati (per me che, volente o nolente, i testi riesco a capirli, risulta un po' ostico ascoltare dei dischi in cui più che 10 canzoni ci sono 10 paternoster...). è anche opportuno notare che tale scelta non sia propriamente un abbandono francescano dei beni materiali, e in questo caso dei benefici derivanti dall'attività musicale: il cosiddetto "christian rock" è una specie di realtà parallela, molto ben organizzata e diffusa a livello globale (per dare un'idea, assomiglia al segnale di radiomaria). i rimamenti componenti della band non si scoraggiano e continuano, con alterne fortune, con il buon D'Virgilio che si installa senza problemi davanti ai microfoni (un po' come capitò ai Genesis), sempre di un certo livello, ma abbastanza lontani dall'eccellenza. qualche segno di riscatto si è cominciato ad intravedere di recente, con l'uscita del decimo album "X". Morse resta un'assenza che si sente, ma qualcosa di buono c'è (mi è piaciuto in particolare "Their Names Escape Me", che è un po' una parodia del "testo impegnato", visto che è solo una lista di nomi di persone!).

lunedì 6 settembre 2010

A PLACE FOR THOUGHTS - BACK AGAIN

Penso che:
a casa mia ci sia bisogno di un impianto stereo (non 5.1, di orecchie ne ho solo 2, per ora)
quest'anno potrei anche divertirmi guardando x factor, peccato che abbia da tempo staccato l'antenna
Salvador sia un gran bel film
un'altra chitarra ci starebbe anche bene
anche un altro basso, magari per natale
sarebbe ora di tornare sul palco, anche solo per buttar giù qualche chiletto
l'unica differenza fra stalin e hitler sia il modo in cui portavano i baffi
saper leggere sia una cosa meravigliosa, che troppo spesso si da per scontata
dovrei fare un po' di esercizio fisico, il problema è decidere cosa mettere nel walkman
la gente litighi sempre di più per cose sempre meno importanti
ogni tanto sia necessario anche annoiarsi
la svizzera sia molto gradevole (il paese intendo, anche se pure la Hunziker se la gioca...)
una persona sia tanto più seria, quanto meno si prende sul serio
parecchi tifosi di calcio, più che la tessera del tifoso, meriterebbero il collare elettrico
non dovrei sforzarmi così il giorno in cui rientro in ufficio...

venerdì 23 luglio 2010

PARALLEL STRINGS




Eddie Van Halen e John McEnroe, venuti alla ribalta praticamente nello stesso periodo, pur in due mondi apparentemente molto distanti, hanno però lasciato, in pratica con le medesime modalità, un segno indelebile nella storia delle loro rispettive attività (chitarra e tennis, rispettivamente). campi di applicazione diversi, ma parecchi parallelismi: a cominciare dal nome (Mac e Van, in lingue diverse, hanno lo stesso significato), da quel Kramer, che era scritto sulla Wilson di John e sulla chitarra di Eddie (non è lo stesso Kramer però...), ma sicuramente più evidenti nell'approccio alla materia, con un'aggressività senza precedenti, una dote naturale innegabile e una tecnica personalissima, non tanto risultato di scuole e accademie, ma di sudore e applicazione. perfino i loro ferri del mestiere erano adattati alle loro caratteristiche, con le corde mollissime di John (si tira più forte, ma la palla è difficilissima da controllare), e la chitarra "frankenstein" di Eddie, con pezzi di un po' di tutto quel che era in commercio ai tempi (manico fender, corpo charvel, o viceversa, PAF gibson e l'allora non popolarissimo tremolo floyd rose). ovviamente la parte più incisiva e memorabile sta per entrambi nell'approccio pratico. la racchetta "truccata" (vedi prima), il servizio con i piedi paralleli alla linea di fondo (in pratica il suo corpo diventava una molla carica), le rotazioni ai limiti delle leggi fisiche, il gioco a rete tanto talentuoso da essere irriverente, magari senza la regolarità un po' noiosa di Borg, ma con una grinta senza limiti, che gli permetteva di rimettere in discussione tutto anche con le spalle al muro. Eddie che invece riusciva a stare in piedi su quel cavallo imbizzarrito che era il suo setup (valvole sovralimentate dal variac nei suoi marshall, un po' di riverbero e qualche pedalino sparso, niente roba computerizzata e supertecnologica, tutto il controllo era nelle sue manine sante), con cui prendeva Henrix, Clapton, Kinks blues e perfino flamenco, impastava tutto con la sua personalissima carogna, e serviva (a schiaffi) ai presenti. il tapping diventa parte integrante del suo stile (è ormai appurato che non si tratta di una sua invenzione. i più lo fanno risalire, per quanto in una forma primordiale, a Steve Hackett), ma è il suo approccio ritmico e compositivo, unito, va detto, al talento istrionico dello showman per eccellenza, sua maestà David Lee Roth, a generare quella gemma di spontaneità, energia, ferocia e sensualità animale che è Van Halen I (plauso particolare al mitico Ted Templeman, che cattura tutto quello che i 4 combinano in studio, in un'opera in cui perfino gli errori contribuiscono all'ottimo risultato). Eddie diventa probailmente il primo chitarrista rock a calamitare tanta attenzione, pur non essendo, come già Clapton e Hendrix, anche cantante. poi, va beh, non è che poteva durare in eterno, anche vista la proverbiale pigrizia del soggetto...

oggi che il tennis è in pratica ridotto a un tedioso bombardamento reciproco da parte di giovanotti ipervitaminizzati, il grande Mc e il suo genio sregolato mi mancano molto. e non la vedo molto rosa...a meno che non si cambino almeno gli attrezzi.
la chitarra ha obiettivamente qualche speranza in più. un po' perchè, a differenza del tennis, non è uno sport competitivo (sebbene nella seconda metà degli 80, e oltre, si sia tentato di farla diventare tale - esiste anche il record di note per secondo). Troppe scuole specializzate hanno sicuramente "sterilizzato" un po' troppo l'approccio e standardizzato la produzione (da notare che il buon Eddie non ha mai pubblicato un video didattico a suo nome -sebbene esistano vari corsi che ne analizzano la tecnica -, forse perchè non è mai stata la tecnica il suo punto focale? qui da noi, nel terzo mondo, vendeva i video didattici pure quel cercopiteco di richard benson...e ho detto tutto). in fondo, però, non è così infondato sperare che qualcuno che suoni con un po' di personalità, fantasia, cuore (e magari anche palle), e se non è chiedere troppo, anche un bel sorriso stampato in faccia, salti fuori...

sabato 3 luglio 2010

CRAZY FROM THE HEAT

cazzarola che sauna...e mi tocca pure restare a Milano.
va beh, un lato positivo c'è: le donne vanno in giro praticamente nude!
certo, non sempre è un bel vedere, e mi vien da dire...I wish they all could be California girls...

giovedì 24 giugno 2010

BECK TO THE FUTURE!

non potevo non omaggiare il mio chitarrista preferito nel giorno del suo compleanno (66 primavere - e non sentirle). dagli esordi con gli Yardbirds (un posticino di tutto rispetto, occupato anche da due altri giovanotti di belle speranze, tali Page e Clapton...), al Jeff Beck Group (con un ancora acerbo Rod Stewart), Beck, Bogert & Appice, a una carriera solista non da classifica, ma nemmeno priva di riconoscimenti. Grammy Awards a parte, Jeff è probabilmente il chitarrista più apprezzato dai suoi stessi colleghi, "a musicians' musician" viene spesso definito. la sua firma è sui pickup più usati del mondo, su vari modelli fender e anche su una les paul gibson (uno dei pochi, se non l'unico, ad avere un piede in casa di entrambe le superpotenze), e soprattutto sulle parti di chiatrra di artisti anche molto diversi fra di loro, da Roger Waters a Stevie Wonder, perfino Cindy Lauper e Bon Jovi... Tutto questo senza mai diventare oggetto di gossip, riservato, ma non recluso, con una sola grande passione oltre la musica: le ford hot rod, che ripara e customizza in proprio. ma è quando ha una stratocaster in mano che sai che dio esiste...100 DI QUESTI GIORNI jEFF!