martedì 23 marzo 2010

TUMENI NOTES


Proseguendo nelle recenti discussioni su quale importanza abbia o no abbia la tecnica strumentale, mi torna in mente un veccio libro di cucina che ho trovato nella libreria di casa. nella lista degli ingredienti si trova sempre, o quasi, la medesima frase: "sale quanto basta". La sapienza antica, quella che ha costruito le piramidi, per intenderci, più che calcolare, fare tabelle e statistiche, si affidava alle proporzioni. la logica era quindi fondata, prima di tutto, sul senso della misura. è verissimo che concentrarsi esclusivamente sulla tecnica, fare le gare di velocità, produce veramente poco di buono (basti pensare a fenomeni da baraccone come Michael Angelo Batio, paurosamente tecnico, ma piuttosto povero di idee), anche il rifiuto della stessa non è che faccia progredire la musica. la tecnica si può decidere di non usarla troppo, ma chi la tecnica non ce l'ha non può certo fare il ragionamento contrario...secondo la mia modesta opinione, è sempre meglio avere qualche freccia in più al proprio arco, che non restare senza a metà strada. Il fenomeno del punk ha senza dubbio avuto il merito di riportare con i piedi per terra un rock che stava cominciando a svolazzare un po' troppo, ma, come ogni arma a doppio taglio che si rispetti, ha anche messo in testa a qualcuno che bastava saper accendere un amplificatori e si diventava di colpo musicisti. poi magari, in un atto "ribelle e liberatorio" (sto ridendo) si sfasciavano gli strumenti sul palco (sta ridendo scompostamente anche Pete Townshend), ma certo, era tutto quello che permetteva la "tecnica" in loro possesso. A me sembra che, in principio, quest'ultimo atteggiamento abbia una componente edonistica non inferiore a quello che porta altri personaggi a scaricare raffiche di 64esimi (magari con il sorriso sulle labbra, ben consci di farlo solo per divertimento - il titolo del post è l'autoironico titolo che Steve Morse ha dato a uno dei suoi pezzi). solo la forma è diversa. il mio gusto personale mi fa propendere per i secondi, che, se non altro, fanno qualcosa che assomiglia alla musica. è comunque più probabile fare qualcosa di bello suonando una chitarra, che non sfasciandola per terra... In italia ci siamo poi trovati anche luminari del calibro di renzulli, ma lasciamo perdere, non voglio infierire.
sempre a mio modestissimo parere, se ami la musica, cerchi di comprenderla, di capirne il linguaggio, gli strumenti espressivi, le possibili varienti tecniche. proprio perchè se vuoi fare musica, se vuoi esprimerti meglio, mi sembra fuori luogo rifiutare di imparare qualcosa. anche perchè che c'è di male a suonare bene? a cantare intonati? certo, magari non è "alternativo", quindi in certi circoli è qualcosa da nascondere. ma vorrei sperare che almeno la musica riesca ad evadere certi sterili preconcetti ideologici...

8 commenti:

  1. Il punto non è che puoi fare a meno della tecnica, è ovvio che anche per suonare un Em sulla chitarra (due dita) devi sapere come e dove metterle quelle dita lì.
    Il punto è non ridurre la musica al numero di note suonate al secondo (note/sec è al limte un indicatore per una gara di velocità, non un indicatore della qualità di un disco).

    Poi sugli Who e sullo sfasciare gli strumenti, due cose:
    - l'unico gruppo che sfasciava gli strumenti regolarmente, come parte dello spettacolo, sono stati gli Who... i "veri" gruppi punk non avevano abbastanza soldi per permettersi una cosa del genere.
    - gli Who, a parte Entwistle, tecnicamente erano appena appena sufficienti, eh: Pete in particolare grandissimo chitarrista ritmico e compositore, ma mi sembra dimostrare in pieno quello che sostengo io, non bisogna essere mostri di tenica per essere grandi musicisti!

    Per raissumere: la musica è anche tecnica. Ma quando è solo tecnica, per me non è più musica.

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  2. sulle gare di velocità e la loro inutilità non potrei essere più d'accordo. quelli che sanno fare delle cose apprezzabili sono veramente pochi. Townshend è un gran pasticcione con gli assoli (che farebbe meglio a lasciar perdere, ma va beh), però per il resto i suoi pezzi li sa suonare senza grossi problemi. sfasciare gli strumenti è un esempio limite...mettere sul palco sid vicious è una cosa musicalmente molto più dannosa :)
    guarda che alla fine della fiera non è che siamo poi così distanti...siamo pronti per fare un disco insieme! :-)))) LOL

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  3. Sono d'accordo, non siamo così distanti - però tu insisti con il povero Sid Vicious, che non è mai stato nè un musicista nè una fonte di ispirazione musicale per nessuno, direi... per il punk prova a considerare gruppi come i Clash o gli X ad esempio ;)

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  4. ok ok...riposi in pace.
    col punk in generale ho un pessimo rapporto, troppo politicizzato per i miei gusti. e cmq mi hanno spaventato da piccolo (ero in vacanza a Londra nel 78). se mi dai un paio di titoli ci butto un orecchio, ma non aspettarti reazioni entusiastiche :-))))

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  5. Dei Clash e degli X già ho detto per errore nei commenti dell'altro post.

    Poi per me non sono tanto i gruppi di musica punk ad essere "importanti", quanto l'idea (etica ed estetica) che ci stava dietro, che ha portato dai Clash ai Nirvana passando per i Sonic Youth.
    Ma direi che anche questi dovresti conoscerli già :)

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  6. si si, almeno di nome...anche se i sonic youth dovrei approfondirli un pochino, ho pochi elementi consolidati su di loro. poi mi toccherà fare una cura di whitesnake e mr big, ma va beh...:))

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  7. per me il più "orecchiabile" è goo, i migliori sister, evol e daydream nation.
    ma se non li vedi almeno una volta dal vivo non riesci davvero a capirli.

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  8. e che faranno mai? c'è una che si spoglia almeno? :-)))

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